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Deblattizzazione II fase: la bonifica
Ogni intervento di disinfestazione (deblattizzazione) deve essere condotto nella piena consapevolezza che i formulati impiegati (insetticidi per uso civile, in futuro denominati “biocidi”) non devono costituire pericolo in termini di residui per il successivo utilizzo degli ambienti ove sono stati applicati (si pensi ad esempio alle attrezzature -fisse e mobili- di una cucina)... E’ opportuno privilegiare l’impiego di attrezzature in cui l’erogazione dell’insetticida è sempre controllabile in termini di direzione e quantità. Si privilegia l’utilizzo di pompe manuali a bassa pressione e di nebulizzatori elettrici a flusso variabile. Con questi strumenti è possibile controllare l’entità della dispersione dell’insetticida, non è sempre così quando si utilizza la lancia mitra collegata con pompe ad alta pressione. Ogni intervento sarà preceduto da una ispezione dei locali ove si deve intervenire per accertare l’assenza di alimenti esposti o stoviglie in genere. Dato un edificio, o una porzione di edificio infestato, la lotta alle blatte (deblattizzazione) dovrebbe essere condotta prescindendo da rigidi schematismi (le classiche “applicazioni a calendario”) che possono mantenere una propria ragione d’essere solo in presenza di edifici che per posizione e struttura sono a certa reinfestazione. Le possibilità di condurre una lotta chimica contro le blatte si possono riassumere nei tre modi di seguito descritti:
  1. trattamento delle superfici di probabile transito con prodotti in grado di persistere per un discreto periodo di tempo. In questo caso l’insetto si avvelena camminando sulle superfici trattate. Si tratta di una applicazione convenzionale, a volte posta in crisi dall’esecuzione di lavaggi delle superfici particolarmente intensi (con idropulitrice). Se l’infestazione è da imputarsi a Blatta orientalis il trattamento deve essere completato con l’applicazione dell’insetticida anche negli scarichi. In tale tipo di trattamento possono essere ottenuti ottimi risultati con l’impiego di formulati microincapsulati.
  2. Trattamento, con idonee attrezzature, di tutte gli anfratti che si ritiene possano fungere da riparo per le blatte. In questo caso vengono utilizzati anche prodotti con effetto “snidante” ovvero in grado di provocare una rapida reazione da parte delle blatte che escono allo scoperto nel tentativo di sfuggire alla presenza dell’insetticida di cui percepiscono la presenza. Se il prodotto utilizzato è in grado di contaminare irreversibilmente le blatte possono essere ottenuti buoni risultati. Il metodo richiede grande esperienza nella localizzazione di tutti i luoghi di possibile rifugio.
  3. Trattamento mediante applicazione di formulati insetticidi composti da una esca alimentare e da un insetticida persistente, attivo per ingestione. Si tratta di un metodo noto da tempo reso ora più facile grazie all’introduzione sul mercato di alcuni formulati, pronti all’uso, caratterizzati da elevata stabilità nel tempo della base adescante e attivati con insetticidi in grado di agire in piccole quantità. Il metodo presenta alcuni indubbi vantaggi rispetto alle applicazioni tradizionali ma non deve essere sottovalutata la capacità dell’operatore nel collocare l’esca avvelenata. In caso di infestazioni molto elevate è preferibile attivare questa forma di lotta dopo aver ridotto la presenza delle blatte con i metodi tradizionali.

Spesso gli interventi 1) e 2) vengono eseguiti entrambi o comunque nel volgere di breve tempo. I presidi medico chirurgici di cui si propone l’impiego sono i seguenti:
A) APPLICAZIONI TRADIZIONALI per effetto residuale
B) APPLICAZIONI TRADIZIONALI per effetto snidante
C) APPLICAZIONI con esca (gel) alimentare

 
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