ECOSPI in Africa: Mauritania

Che il mercato comune sia ormai una realtà aperta a tutte le società di servizi è ormai un dato di fatto: diverse aziende hanno iniziato ad operare oltre frontiera, a fornire i loro servizi, la loro esperienza, i loro prodotti.
Quando in aprile mi hanno contattato per un lavoro particolare all’estero, non avrei potuto immaginare che presto mi sarei trovato su un volo diretto per la Repubblica Islamica di Mauritania.

La richiesta era particolare e oltremodo stimolante: progettare un intervento per il controllo degli infestanti, in particolar modo scarafaggi, condurlo sul campo e addestrare del personale locale per dare continuità all’operazione.

Invece eccoci qui, assieme al responsabile della Ecospi, Giovanni Musinu, di ritorno da questa esperienza unica, a fermare su un pezzo di carta, i tanti avvenimenti accaduti in questi giorni.

La richiesta di intervento veniva direttamente dalla Presidenza del Governo, chiedeva di poter intervenire in tutte le aree governative di Nouakchott : Palazzo del Governo, palazzo di Rappresentanza, Residenza del Presidente, e numerosissime caserme.

Avevamo preparato un progetto sulla carta in Italia assieme a Giovanni, sapevamo che la capitale Nouakchott è nata quaranta anni fa, sorge in un’area desertica ed è abitata da due milioni di persone (non esistono censimenti), e le condizioni climatiche sono ottimali alla proliferazione di periplaneta americana. Non avevamo molte notizie sulla struttura fognaria e sulle reali condizioni operative.
Il progetto iniziale era di suggerire di affrontare una area campione, di intervenire, verificare ed estendere il controllo con dei dati certi alla mano.

Tutto era stato verificato nei minimi particolari, le attrezzature erano state inviate assieme ai prodotti ed era stato preparato, assieme a Colkim, un corso di base per disinfestatore. In una calda sera di ottobre ci siamo affacciati dalla scaletta dell’aereo per respirare un profumo nuovo, d’Africa, sentendo sulla pelle il brivido caldo nell’oscurità della sera, mentre il rumore del vento e dei passi sulla scaletta dell’aereo ci accompagnavano verso una avventura indimenticabile.

La mattina e ci rechiamo alla Residenza del Governo a selezionare le persone, tutte militari, che formeremo a disinfestatori, tre in particolare sembrano molto interessati, li invitiamo ad aprire il materiale arrivato sul posto e iniziamo a montare le attrezzature.

Decidiamo di ispezionare tutte le aree esterne ed interne, dopo mezza giornata siamo al punto di partenza e abbiamo individuato i punti di partenza: tutte le fosse settiche e gli scarichi fognari sono invasi di periplaneta americana, si parte.
Questo lavoro all’esterno, sollevando centinaia di tombini brulicanti, durerà alla fine 7 giorni, e vedrà impegnate a turno 5 persone che utilizzeranno Piricol alla dose del 2%.

Mentre il giorno vola la sera scorre lenta, le passeggiate nel suk (mercato locale) ci aiutano ad entrare in questo mondo così diverso dal nostro, l’odore del te alla menta lascia una sensazione particolare mentre tutti cercano di coinvolgerci nell’acquisto di un oggetto o di un vestito. Il reddito procapite è di 50 € al mese, ci sentiamo profondamente imbarazzati e immensamente ricchi, la loro economia è agli albori ed è storia recente il ritrovamento di enormi giacimenti di petrolio, oro e argento, i cui proventi sostituiranno quelli delle pesca e della lavorazione del legno.

Terminato il grosso controllo esterno ci accingiamo a partire dagli interni, tutte le cucine sono abbondantemente piene di blatella germanica, la nostra strategia contempla l’uso di Goliath gel ed è meraviglioso vedere applicare le gocce da Acmed, nella vita sergente maggiore dell’esercito, oggi mio allievo, che entusiasta ammira gli insetti fuoriuscire e cibarsi.

Questa seconda fase prenderà in esame, a scopo preventivo, tutti gli uffici, le sale da te, i pochi bar, i servizi igienici, e gli appartamenti riservati ai capi di stato in visita qui.
L’intervento durerà alcuni giorni e coinvolgerà tre persone, ma non oggi che è venerdì, giorno di festa per il mondo musulmano, e dalla finestra vedo alcune persone nel tipico vestito “il bubu” un camicione bianco o azzurro lungo fino ai piedi, e il “caftano” che in più presenta un paio di pantaloni o una strana gonnellina al di sotto.
Tutti sono diretti alla moschea, mentre noi giriamo nel mercato degli intagliatori di legno, persone uniche e dal cui viso si sprigiona una fierezza unica, qui la popolazione è composta dai Mauri e da altre etnie, principalmente arrivate da Senegal, Mali e Nuova Guinea.

I lineamenti del popolo mauritano sono molto vicini a quelli arabi e quindi la carnagione non è scura, ma spesso e piacevolmente diventano inconfondibilmente vicini a quelli dell’Africa nera, e qui rimango incantato dalla bellezza.
Alcuni acquisti e poi, tra montoni liberi per le strade ci facciamo accompagnare al porto, lontano mezzora dal nostro albergo, per assaporare una visione unica, l’uscita in mare sulle loro imbarcazioni, delle splendide piroghe, verso il re aperto.

Restiamo alcune ore a contemplare barche che escono tra i canti propiziatori e barche che rientrano stracolme di pesce, dove una catena umana aiuta a svuotarle e poi, ancora tra canti (servono per dare il tempo tra una onda e l’altra) vengono issate in spiaggia fuori dalla portata delle onde.

Gli ultimi giorni trascorrono nel proiettare il corso preparato in Italia, ai provetti disinfestatori, e nel programmare con loro la periodicità degli interventi (mensili) che continueranno a effettuare, mentre tutto questo ha compimento mi reco con una relazione sul lavoro svolto, dal Ministro competente che mi accoglie nel suo ufficio chiedendomi come è stato il mio soggiorno in Mauritania, inutile dire che una parte di me deve essere africana, ci salutiamo dopo alcuni minuti con la certezza di rivederci in aprile, quando partirà la seconda fase.

E’ sera e la luna è piena, domani partiremo per l’Italia, sento il profumo del te che sale dalla strada e lontano, nel mio profondo, il tam-tam di un tamburo che ci accompagna verso l’albergo, arrivederci Africa.